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Sussidiario Fotografico - pag. 1
di: Mary Stella Brugiati

1

Nasco a Jesi l'8 agosto 1988 da Paola Sorini, una segretaria dedita al lavoro, a rispettare la scadenza di consegna delle paghe, e da Carlo Brugiati. Il lavoro di mio padre è avvolto nel mistero. Da piccola provo a chiedere, ma vengo sommersa da parole strane accompagnate da bambole più alte di me, di matrice tedesca che ancora oggi mi mettono a disagio (tra tute la peggiore è Valentina, un metro d'altezza, primo premio della lotteria di Natale della sua azienda di stampi plastici).
Otto anni prima di me viene mio fratello Tino. I primi dieci anni sono di odio incontrastato.
Quell' odio che ti lascia le cicatrici, sulla testa per una pianola tirata (involontariamente?), sulle braccia per i graffi, e sulle gambe per i pizzicotti. All'odio segue indifferenza, che dura circa sette, otto anni, poi un amore quasi malato.
Durante i primi anni mostro una certa avversità al cibo, alle bambole, e ad una amica di famiglia, Carla, forse per la forma del naso, o per le folte sopracciglia. 
La paura nei confronti di quest'ultima verrà sfruttata da tutta la famiglia, per convincermi a non sputare la minestra. "Guarda che arriva Carla!", mi dicono.
E allora non alzo più lo sguardo dal piatto, finché non è asciutto.

2

Sono pochi i ricordi nitidi che conservo della mia infanzia. Perché mio padre non ha mai voluto sistemare il videoregistratore, per poter vedere i filmini. Perché mia madre ha gettato quasi tutte le magliette della 012 che indossavo.
Ma uno lo ricordo bene.
Pomeriggio di agosto del 1992. Scampagnata in montagna. Tutti insieme appassionatamente, almeno ci si prova. Mio padre mi sta spingendo sull' altalena, mio fratello è in qualche sentiero alla ricerca di minerali, (gioco cult di quegli anni) e mia madre sul tavolo che sparecchia il pranzo.
Ci vuole un attimo, i coniugi iniziano a battibeccarsi, mio fratello è sempre più dentro il sentiero, mia madre è sempre più scocciata e spazza via tutte le posate, e mio padre è sempre più deciso a calmarla, neanche per fare brutta figura con chi c'era nei paraggi. Fatto sta che io rimango sola a dondolare, a quattro anni non è raccomandabile. Resisto poco, cado, e lascio i denti, i miei primi denti sul monte Catria.
Non non sarà l'unica volta che rimarrò sola, e non sarà l'unica volta che i miei denti ci andranno di mezzo.

 3

A settembre del 1993 inizio l'asilo. Non passa molto tempo prima che mi diano un soprannome, che per quanto osceno, sei costretta a tenere. Il mio è Titty, a causa dello strano taglio di capelli che mi fa una testa come quell'odioso uccellino. Non so se ho mostrato i primi scatti di aggressività repressa a causa di questo soprannome, ma so che durante il primo periodo, le maestre chiamavano mia madre quasi tutti i giorni. Non le chiedevano il numero del parrucchiere.