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Foto dalla tangenziale
di: Marta Paglioni

Siamo in macchina e non parlo.
Un po’ perché sono triste, un po’ perché voglio che se ne accorga. Andiamo dal dentista. Questa storia dell’apparecchio non finisce più.
Ma io penso ad altro mentre sfrecciamo sulla tangenziale.
Penso alla lezione di educazione fisica di stamattina e a quei maledetti pantaloncini da pallavolo che la prof. ci costringe a mettere. Che poi è come correre in mutande. Solo noi femmine però perché i pantaloncini dei maschi sono diversi: larghi, più lunghi… facile così.
E poi è diverso. Se loro hanno i peli è normale anzi è quasi figo, noi no. Se noi abbiamo i peli fa schifo e quei mutandoni non hanno pietà.
Mamma non si convince. Dice che è troppo presto per iniziare a depilarmi le gambe, che poi diventa una schiavitù, che ho solo dodici anni e non è proprio il caso… poi ho i peli chiari, neanche si vedono…
 - Mà , ti giuro che si vedono e pure tanto con quei cavolo di pantaloncini –  Ho le lacrime agli occhi, soprattutto perché il mio è più uno sfogo che una richiesta con qualche speranza, mamma è un osso duro.
Due ore dopo, finito dal dentista. Stessa macchina, stessa tangenziale, stesso ostinato silenzio.
- Senti, facciamo un accordo… non voglio che stai male per una sciocchezza coma questa. Domani compriamo la crema depilatoria e ti insegno a usarla, va bene? Ma tu mi devi arrivare a 6 in matematica prima della prossima pagella altrimenti non voglio più sentire parlare di mutandoni e di peli orribili, capito? –
Sorrido, mi asciugo una lacrima: mi aiuterà. Posso ancora fidarmi di lei dopotutto.