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La prima partita di Davide
di: Giovanna Forteleoni

 - Ieri mio figlio ha giocato la sua prima partita. Te l’ho detto, no, che ho iscritto Davide a scuola calcio? Be’, ieri ha giocato per la prima volta.

Siamo andati tutti: io, mia moglie, mia suocera, mio cognato con la moglie. Naturalmente abbiamo preso i posti migliori. Una cicciona con due vecchie ci ha provato a fregarci, ma siamo stati più svelti. Così quando sono entrati in campo li vedevamo proprio bene.

Veramente Davide è entrato per ultimo, che ci chiedevamo tutti che fine avesse fatto. Alla fine è arrivato, il mister lo tirava per la maglia. Lui è il più bravo, ci ha un tocco di palla, ma se si fa vedere così... Capirai con tutti quei ragazzini che urlano per giocare pure se sono pippe, ti devi far sentire. La vita è una giungla e tu ti devi difendere. Insomma, se aspettavo Davide, quello stava ancora in panchina.

Ci ho pensato io, come sempre. Come quando l’ho segnato a scuola calcio e lui non voleva. Ma io dico: sei bravo, fai certi palleggi, se non giochi tu, chi deve giocare, questi quattro handicappati? Così gliel’ho urlato al mister, che non capiva niente e doveva far giocare Davide. M’hanno sentito tutti, che io mi mica mi vergogno e le cose non le mando a dire, le dico in faccia. E pure mia moglie strillava, che quella è come me, le ingiustizie non le sopporta.

E finalmente Daviduccio stava lì, bello come il sole, davanti agli avversari. Devo dire che un difetto mio figlio ce l’ha: non si va a prendere la palla. Lui gioca benissimo, tira da Dio, ma se si tratta di attaccare l’avversario, niente. Ma poco a poco io e il mister ce la faremo a cambiarlo. “Davide - gli grida lui negli allenamenti - te la devi andare a prendere la palla, che aspetti che te la regalano? Davide, tira fuori i coglioni, che sei una femminuccia?” E io pure gli insegno qualcosa, perché modestamente ci capisco. Gli faccio vedere come si fa a contrastare l’avversario, ad attaccare, e pure a fare male, perché il calcio è questo. Però senza farti vedere, perché nella vita devi essere capace e devi essere furbo.

Così gli urlavo quello che doveva fare. E finalmente gli è capitata l’occasione: ci aveva la palla quel nano di Paselli, uno che si crede chissà chi perché ogni tanto fa qualche gol. Che poi stanno pure in classe insieme e fa finta di essere amico di Davide. Insomma quello ci aveva la palla e io ho gridato: “Davide, fagli vedere chi sei”. E Davide lo sa che intendo quando dico così. E ho continuato a urlare, e alla fine mi ha dato retta. E’ entrato sul nano e gli ha dato un calcio che se lo ricorderà finché campa. Dovevi vedere la faccia che ha fatto Paselli, non se l’aspettava, che pensava che Davide era senza coglioni? Così s’impara, deve capire che nella vita ci sono quelli più forti. Davide l’ha fatto pure perbene, l’arbitro non ha mica fischiato.

E poi, con quella palla che ha preso Davide, c’è stato il gol! Non l’ha fatto lui, perché dopo quel contrasto è rimasto un po’ fermo, ma uno della squadra sua, un altro montato, gli ha preso la palla e ha tirato in porta. Però è come se l’avesse fatto lui. Se non la pigliava lui la palla, quei brocchi non l’avrebbero mai presa. Subito dopo il gol c’è stato il fischio finale e tutti a urlare e noi più di tutti, perché abbiamo vinto grazie a Davide.

Quelli dell’altra squadra parlavano di fallo, di arbitro cieco… Non c’è niente da fare, la gente non sa perdere, non sa neanche che è lo sport.

Noi ce ne siamo fregati, abbiamo fatto un casino. Che festa, che soddisfazione! Eravamo proprio contenti!

Ma il più commosso di tutti era Davide, lo dovevi vedere, bello di papà, ci aveva due lacrimoni…