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Il Diavolo nel dettaglio - Album fotografico (part I)
di: Marco Calisesi

1

Ho tre anni e sono a casa. È domenica e ci stiamo preparando tutti per andare a messa. Mia madre mi veste con una camicia e un paio di pantaloni color cachi. Mi infila le scarpe. Suona il telefono e si gira per parlare.
Le mie scarpe hanno i lacci ancora sciolti. Li prendo e comincio a fare il nodo. Non riesco nemmeno ad iniziare che mia madre, telefono appoggiato all’orecchio, si abbassa, me li strappa dalle mani, fa il nodo e si riconcentra sulla telefonata.

 2

Sono obbligato a fare scuola sci.
Vicino a me c’è il figlio di un collega di mio padre, più grande di due anni ma che si chiama come me. Mi sorride e fa battute per smorzare la tensione dell’essere esaminati mentre saliamo, ordinati, in fila. Siamo quasi in cima e i miei sci incominciano a non reagire più come voglio: non riesco a tenerli fermi sulla pendenza sempre crescente.
Il figlio del collega di mio padre mi osserva e non ride più. Io sono disperato.
Spingo con il piede destro per risalire, ma cede il sinistro. Recupero con il sinistro ma cede il destro. Incomincio a piangere.
Il mio amico arriva in cima e scende nello sguardo generale per venire poi abbracciato dal padre appena arrivato in fondo. Vengo sorpassato da altri ragazzi che arrivano in cima e ridiscendono. Sono osservato, qualcuno prova ad aiutarmi ma rifiuto ogni possibile sostegno.
Sento qualcuno che mi afferra da dietro. Mio padre mi prende e mi riporta giù.
Non riesco a smettere di piangere.

 3

C’è il silenzio del dopo e sto fumando una sigaretta.
Lei si gira verso di me facendo fare dei rumori al lettino da spiaggia su cui siamo sdraiati, sul bordo di una piscina all’aperto al centro del villaggio.
“È stato bellissimo… potremmo andare a vivere in una casa a Sassari, di proprietà della mia famiglia, ma sfitta. Mi piacerebbe anche avere due figli da te e anche…”.
Continua a parlare ma non la ascolto più.
“Scusami ma ho finito le sigarette. Vado un attimo in paese a prendere un nuovo pacchetto. Te aspettami qui”.
Non avrei mai più parlato con lei.