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Nessie
 

NESSIE (torna su)

Nel 2005, avevo 25 anni, la scuola Holden mi chiese una autopresentazione per la mia candidatura al Master. Avevo appena letto "Vite di uomini non illustri" di Pontiggia, così scrissi questa.
Mi presero.

NESSIE

Tutto è cominciato da Nessie. Questo è il nome attribuito ad uno dei mostri scozzesi: mostro di Loch Ness, battezzato Nessie.
Questo è anche il nome e l’aspetto di un trenino che al luna park dell’EUR fa il giro di un laghetto artificiale e verosimilmente verdognolo. Da più di 20 anni, Nessie fa sempre lo stesso percorso; un paio di centinaia di metri di rotaia in tutto. Un meccanismo elettrico sulla motrice gli fa aprire e chiudere la bocca da drago.
 
Pierpaolo Buzza nasce a Roma nel 1980, è uno scorpione e non avrebbe potuto essere altro. I suoi genitori fanno 46 anni in due.
Passa la sua infanzia coccolato e schiaffeggiato dalla madre, sola. Del padre nessuna notizia, se non che “non andavamo d’accordo”, e che “ora abita lontano, in Toscana…”.
Lui è piccolo, non ha nemmeno idea di dove la Toscana sia, la beve. Per un po’, almeno, finché un giorno alle elementari vede Roma e la Toscana, e vede che lontane non lo sono affatto. 
La sua infanzia è popolata dai nonni, dallo zio Paolo (per i nipoti, Poldo), e ovviamente dalla madre, che è dio al quadrato. E da un sottile senso di tristezza e paura che neanche riconosce.
E anche di incubi. C’è sempre qualcuno che lo vuole portare via, a pochi metri da dove sta la sua famiglia, lui urla e non gli esce la voce. Oppure prova a correre ma non gli si muovono le gambe.
Da bambino, tutto quello che vive diventa incubo.
Tanto che una volta chiede a suo nonno, passeggiando per Ischia di notte: “ma tutto questo è vero o è un incubo?”
“E’ vero, figurati!” Ma lui non ne trae nessuna rassicurazione. E’ come chiedere all’oste se il vino è buono.
Quella volta è vero, ed è un caso sporadico.
Oppure l’altro, fatto una volta ma ripetuto cento: è nel lungo corridoio di casa sua, buio come al solito, alla fine del quale c’è la stanza sua e della mamma. Ha paura. A prescindere. Si incammina per questo corridoio, che però non finisce mai. Alla fine del corridoio c’è la stanza, la mamma, la salvezza. Lui corre, ma il corridoio non finisce mai. Lui vola, e finalmente arriva! Sul letto della madre, la vede, ha due teste. Una è la sua, l’altra ha un collo lungo e una testa di mostro orrendo. Lui caccia un urlo disumano, la testa di mamma si spaventa, guarda la testa da mostro, e a sua volta caccia un urlo disumano.
Che da una mamma è peggio.
I momenti più belli della sua infanzia li passa al Luna Park dell’EUR. La mamma ha davvero i soldi contati, e la sua frase ricorrente è “vuoi fare due giri da solo, o un giro con me?”. La risposta era variabile, ma Nessie si faceva insieme. 
Pierpaolo (detto anche Pierpa – Pierpino – Caccola – Ciccione) in quei momenti è la cosa che più si avvicina a un bambino felice. Quel drago passa per mari e monti, un giro che non finisce mai perché deve circumnavigare l’oceano. 
Il senso del dovere è già inculcato e seppellito profondo: è il primo della classe alle elementari, che finisce un anno prima per partire per la California, sempre con la mamma. Torna, è fra i primi della classe alle medie, che finisce col massimo dei voti, odiato dai preti professori e in valigia qualche minaccia di sospensione.
 “Ora pensa a finire bene le medie, poi farai quello che vorrai”. Suona sensato, facciamo questo sforzo.
Anche gli incubi, si rarefanno o si seppelliscono. Una delle due.
Gli dicono che al liceo può fare più o meno quello che vuole, e sceglie lo scientifico spaventato dal greco e attirato dalla matematica. O meglio, dalle lodi che la matematica gli porta. 
E’ il 1995.
Nel 1998 si iscrive controvoglia in Scienze Statistiche ed Economiche, incoraggiato dalla mamma (“tu fai statistica, poi hai tutte le strade aperte, puoi fare quello che vuoi”); fosse stato per lui avrebbe fatto Filosofia. Però l’argomento continua a sembrare sensato.
Nel frattempo, ha scoperto cosa vuol dire addormentarsi respirando tra i capelli di una donna, ha visto per l’ultima volta zio Poldo, con il respiratore che gli spinge le guance sugli zigomi, ha incontrato suo padre e la sua nuova compagna incinta di Corinna. Ha anche abitato due anni a Bruxelles, dove sente dire ancora da sua madre “tu fai il liceo, poi sei libero, hai tutte le strade aperte…”
L’Università è a volte una tortura. Altre volte invece è un supplizio. Per sopravvivere, si dedica a centomila altre cose. Dura 6 anni invece di 4, ma finisce a maggio 2005, con 110 (senza lode, non a caso). 
Per scrivere la sua tesi di laurea, viaggia. Un mese in India e uno in Ecuador.
Tornando dall’India, porta con sé dati statistici ed economici. E i suoi “diari indiani”. Animato da chi l’ha letti (e sono tanti) e passati a terzi, e a volte anche dai terzi che l’hanno passati ai quarti, li manda a un concorso letterario. Vince il terzo premio, prende coraggio. Ha sempre scritto e amato farlo. Due siti internet pubblicano i suoi diari. Prende più coraggio. Due giorni dopo la laurea, frequenta un corso di tre giorni alla scuola Holden di Torino. Prende molto più coraggio.
La ONG con cui ha scritto la tesi di laurea gli offre qualcosa che assomiglia abbastanza a un lavoro. A patto che, i primi anni, lui frequenti un master. Non proprio della Holden.
Ne discute con sua madre, che dice “mah… tu intanto fai il master, poi…”
“NO!! E mò basta, il gioco l’ho capito! Ci ho messo 24 anni, ma adesso non mi freghi più con questa storia!”
 
Suo padre. Dal momento dell’incontro, la sua compagna è diventata sua moglie (Pierpa – Pierpino – Caccola – Ciccione testimone di nozze), Corinna è fuori dalla pancia, ha sette anni ed è del Nostro l’amore più grande.
Una domenica di giugno 2005, con un rifrullo in testa stranamente diverso, la porta al Luna Park dell’Eur. Loro due da soli, è la prima volta. C’è il sole.
“Cori!! C’è Nessie! Facciamo un giro??”