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Lassaddìcane approda nella Capitale!

Dopo il debutto trionfale a Lecce, esordisce a Roma Lassaddìcane, lo spettacolo di narrazione di Stefania Semeraro di cui ho curato la regia.

Vi aspettiamo domenica 24 novembre al Teatro Antigone (via Amerigo Vespucci 42), ore 21:30.
Info e prenotazioni: lassaddicane@gmail.com; 328/2645470; 347/1492114

Cos'è Lassaddìcane?

Lassaddìcane (da ‘lassa dìcane’, che in dialetto salentino significa ‘lascia che dicano’), è un monito, un consiglio, una pacca sulla spalla, una carezza dolce e sicura.
Lassaddìcane è anche il nome del cane di Mimina Monteduro, casellante, figlia di casellanti, che ha trascorso quasi tutta la propria vita a ridosso di un binario, all’interno di un casello ferroviario. In questa dimensione i tempi del quotidiano e le abitudini sono costantemente scandite dall’ininterrotta frequenza del passaggio dei treni: accendi la luce, suona la campana,abbassa la sbarra, aspetta il treno,fallo passare, rialza la sbarra. Attendi il prossimo passaggio, e via daccapo.
Mimina vive da anni una vita fatta di solitudine e distacco dal mondo, intuito da lontano e quasi con paura. Mentre un occhio attento è sempre rivolto ai mezzi di trasporto e ai pochi passanti che devono attendere l’attraversamento della littorina e dei vagoni, l’altro, più sognante, è indirizzato ai finestrini del treno in transito, dai quali riesce ad intravedere numerosi volti di passaggio.
Mimina scorge ed immagina le vite degli altri, perché – dice – la propria non è riuscita a godersela come avrebbe voluto. E le racconta.
Sono storie dolci e amare, che parlano di vite vissute o appena intraviste, di fantasie solitarie e del tempo che passa.
Non sappiamo come avrebbero commentato queste storie i conoscenti di Mimina, se le avessero conosciute, se avessero potuto ascoltarle. Sappiamo però cosa avrebbe pensato lei: lassaddìcane.
Lo spettacolo prende forma fra le trame delle storie di Minima Monteduro, quarta di sette fratelli, figlia di genitori casellanti, vissuta in un casello ferroviario del Salento, a metà del secolo scorso, quando la macchina era un lusso per pochi e in treno ci si spostava tutti; un casello in cui Mimina ha vissuto la vita sua, quella degli altri, la solitudine delle partenze e gli abbracci di tanti arrivi.
Stefania Semeraro – nipote di Mimina Monteduro –, da bambina si è spesso lasciata cullare, prima del sonno, dai racconti della nonna, ascoltati a mo’ di fiabe della buonanotte. Non chiedeva ‘nonna raccontami cappuccetto rosso’ ma piuttosto ‘nonna raccontami la storia di Lassadìcane e quando sei andata a cercare la zia Gina’.
Stefania ha sempre avuto in mente di scrivere della nonna e dei suoi racconti, e l’ispirazione è riaffiorata più forte quando si è avvicinata al Km97, vecchio casello in disuso, ora casa della musica, delle arti libere, punto d’incontro di artisti pugliesi e centro culturale di riferimento. Stefania ha visto rifiorire un luogo abbandonato, e si è fatta più forte la voglia di raccontarlo per come un tempo ne aveva sentito parlare dalla nonna.

Lassaddìcane approda nella Capitale!
Lassaddìcane approda nella Capitale!